Storia di Riccione Abissinia

Riccione era, e lo fu sino al 1922, una frazione di Rimini . Case vecchie, malmesse, contigue, disposte lungo la via principale, formavano il Paese quello attualmente in prossimita' del Ospedale , chiamata Colonia. Il nome Colonia veniva da un vecchio fabbricato adibito a collegio che ospitava, in estate, bambini bisognosi di cure marine efficaci in alcune forme di rachitismo.( una malattia molto comune all epoca ) Rimini, era la sede della Diocesi Arcivescovile con vari palazzi occupati dal clero. Per disposizione dell’Arcivescovo il ghetto israelita era nella frazione di Riccione. Probabilmente era la colonia ebraica detta anche Ose (Organizzazione Sanitaria Ebraica), alla fermata di via De Amicis (la zona allora nota come ghetto Matteoni, dal nome della famiglia che per prima vi aveva aperto una pensione). Il Rio Melo, che scendeva dalle colline, formava con la sua foce il porto di Riccione, non ancora palificato e privo del ponte che doveva collegare le due sponde. Esisteva un traghetto. Nel porto trovavano rifugio le barche adibite alla pesca locale. In effetti Maria Ceccarini nel 1898 aveva fatto costruire un modesto approdo che, raccogliendo le acque del delta del Rio Melo, formavano un canale sufficiente per l’ormeggio soltanto di piccole imbarcazioni. Nel 1914 il Comune di Rimini dovette intervenire col cemento armato per rinforzare il tutto che veniva corroso dall’acqua. Il problema più fastidioso era quello dell’interramento del fondale, dovuto all’arretramento del mare, che impediva alle acque del molo di superare i 70 cm. Nel 1920-25 si fecero altri lavori di sistemazione sommaria. I lavori più significativi vennero fatti nel 1933 con la pulitura del fondale per mezzo della draga Dalmazia del Ministero dei Lavori Pubblici. La spiaggia, abbandonata alla natura, coperta di vegetazione selvatica, era limitata tra la villa dei conti Soleri Martinelli e il porto canale. Alcune famiglie avevano la villa padronale, ma la maggior parte si collocava nelle abitazioni di qualche pescatore o marinaio che abitava nella zona e che, nel periodo estivo, dava in affitto. Sulla spiaggia giocavano liberamente i bambini riparati dal sole da tende sostenute da pali infissi nella sabbia. I figli più grandi avevano il permesso di entrare in acqua, i più piccoli erano affidati alla custodia delle balie. Allora i genitori arrivavano a Riccione con il treno che aveva la stazione nel centro della zona balneare, sulla Rimini-Ancona. Venivano al mare, di solito il sabato, scatenando la gioia dei piccoli ed anche delle signore che godevano, finalmente, un poco della loro compagnia. Si viveva un vivere semplice, naturale, senza eccessive pretese, anche se Riccione poteva offrire ottimi alberghi di elevata categoria. Non era ancora quel centro balneare che sarebbe diventato negli anni a venire. Oggi una delle più famose spiagge dell’Adriatico. A fine Ottocento alcuni s'improvvisarono locandieri con le loro trattorie o addirittura albergatori: "Del Pesce" (nata nel 1894 dove più tardi, nel 1906, doveva sorgere l’albergo "Lido") sulla tettoia della quale spiccava l’insegna "Specialità brodetto alla marinara"; l’alberghetto con ristorante "Vannucci", dove poi si fece il teatro Dante, che rimase sino al 1957; l’albergo "Rocchi"; la taverna "Trombi"; il ristorante "Bologna", scomparso per l’edificazione dell’albergo "Roma"; l’"Amati" nel centro, dirimpetto al "Roma", anch’esso demolito per motivi polizieschi; l’"Adriatica" dei Pasolini, di fianco al "Lido" e qualche altro esercizio più o meno lontano dal centro. Vi erano pochi capanni sulla spiaggia e il bettolino di Colombo, in centro; ogni sera le barchette venivano tirate in secca perché il porto non c’era o era inadatto; il primo cosiddetto Ufficio Postale era in viale Roma, poi vicino all’"Amati"; le mareggiate invernali infilavano su, per il viale centrale, i piccoli natanti, circondando di acque minacciose le case delle prime linee. Audaci furono quei riccionesi inesperti, che a forza di sacrifici e di cambiali edificarono, pietra su pietra, le loro case, le loro modestissime industrie, i loro commerci. Se mancavano loro la tecnica e i mezzi di quella difficile attività che oggi va sotto il nome pomposo di Industria Alberghiera, se tutto era rudimentale, insufficiente e imperfetto, vi supplivano il grande amore e la grande volontà di fare, migliorandosi continuamente, per soddisfare le limitate esigenze dei "forestieri", che sempre riconobbero e apprezzarono la familiare cordialissima ospitalità dei riccionesi. S’andava a letto lasciando la porta socchiusa e la bicicletta (senza lucchetto) e quant'altro all’aperto, nel giardino o sulla strada.

Formalmente la nascita del Comune di Riccione è connessa a quella del fascismo: praticamente sono nati insieme, nel senso che le lotte condotte dai riccionesi (1907-1922) per emanciparsi dalla sudditanza nei confronti del Comune di Rimini, che ne temeva la concorrenza sul piano turistico, trovarono pieno appoggio nel Duce e, grazie a quest’ultimo, nell’allora Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, che in realtà parteggiava per Rimini, come attesta l’assenteismo del Prefetto nei confronti delle rivendicazioni della Commissione esecutiva per la costituzione del Comune, composta dal Conte Pullè, Roberto Mancini, Antonio Leardini, Conte Luigi Guarini, Pio Della Rosa, Giovanni Bugli, Achille Conti, Lucio Amati. La scoperta del "turismo", tuttavia, risale già alla seconda metà dell’Ottocento: nel 1906 più di cinquemila turisti, provenienti da Veneto, Lombardia ed Emilia (ma anche dall’estero), venivano a passare le vacanze estive in questa amena località, si edificano ville molto lussuose, stazioni termali e anche le prime colonie marine per bambini gracili. Il primo locale di ristoro della marina riccionese fu allestito da Leonilde Conti nel 1885, in via Viola (poi viale Ceccarini).(2) Il primo albergo invece è quello di Sebastiano Amati, del 1901 (seguito da quelli di Bologna e di Vannucci), sempre nei pressi di via Viola, una delle due strade, sicuramente la più importante, per accedere agli arenili (l’altra era nella zona Abissinia, distante circa un chilometro). Sono state queste prime attività turistiche a far maturare la consapevolezza che la borgata riminese avrebbe potuto svilupparsi meglio come Comune autonomo. Stando al testo di Gian Carlo D’Orazio, Era ieri (Rimini 1993) i villeggianti erano molto altolocati: i Forlanini di Milano (dirigibili), i Nuvolari di Mantova (automobilismo), i Campari di Milano (analcolici), i Talmone di Torino (cioccolato), i Conti Borsalino di Milano (copricapi), i Persichetti di Roma (costruttori), i Ceschina di Milano (costruttori) ecc. Con questo non si deve pensare che Riccione debba tutto alla lungimiranza di Mussolini, che pur provvide a realizzare o inaugurare cose molto utili alla vita balneare. I riccionesi sarebbero arrivati lo stesso a quello che oggi sono anche senza l’aiuto dei fascisti, i quali anzi fecero a pezzi o monopolizzarono tutte le iniziative di carattere sociale e politico (si pensi solo ai circoli e alle associazioni socialiste ed anarchiche) che i riccionesi avevano realizzato prima del 1922. Basterà qui ricordare che alle elezioni amministrative del 17 ottobre 1920 per il Comune di Rimini, gli elettori di Riccione votarono a favore del socialismo per il 95% (il resto andò ai Popolari): gli eletti furono Silvio Mancini (meccanico) e Aldo Emilio Saponi (falegname). Occorre puntualizzare questo per evitare il rischio – in cui invece incorre D’Orazio nel suo libro suddetto – di far credere che il fascismo costituì un elemento essenziale allo sviluppo turistico della città, come si evince p.es. da questa frase: "Il lancio di Riccione negli anni ’20 e ’30 s’interseca con la famiglia Mussolini. A cavallo del Novecento e prima della grande guerra del 1914-18, i pionieri di Riccione si chiamavano Galavotti, Fabbri, Amati, Angelini e pochi altri" (p. 148). A partire dal 1943, fino alla Liberazione inclusa, Riccione dovrà sopportare conseguenze molto pesanti a causa delle insensate scelte strategiche (politico-militari) compiute a Roma dal fascismo. Sicché alla fine, se qualcuno volesse mettere sui piatti della bilancia gli aspetti positivi e negativi del fascismo per questa località, difficilmente avrebbe dubbi su quale dei due finirebbe col pesare di più. Anche senza contare i 69 morti che vi furono a causa della guerra, i danni materiali che subì Riccione, solo per la parte relativa agli edifici pubblici, ammontarono alla cifra astronomica e approssimativa di 650 milioni di lire. 

Da notare che negli anni 1947-53 il salario medio di un operaio era di circa 20.000 lire al mese, il pane costava 100 lire al chilo, il vino e la benzina 100 lire al litro e una normale pensione non superava le 4.500 lire al mese. Nel 1921 Riccione aveva oltre 5.000 abitanti (per diventare Comune ne occorrevano almeno 4.000); nel 1936 ne aveva poco più di 8.000; quindici anni dopo oltre 13.000; 20.000 nel 1961; quasi 29.000 nel 1971; sui 31-33.000 dal 1981 al duemila. Oggi, secondo fonti Istat del 2010, è arrivata a 35.543 (18.612 donne e 16.931 uomini), con una densità media per kmq di 2.076,1 abitanti. Gli stabilimenti balneari sono circa 150 e 460 gli alberghi. Non ha mai smesso di crescere: in meno di un secolo ha visto moltiplicare i propri abitanti di sette volte! (4) *** Ma che cosa è successo a Riccione sotto il fascismo? Vediamolo in ordine cronologico. 1924. Viene costruito il nuovo ponte sul fiume Marano per congiungere Rimini e Riccione lungo la strada litoranea. 1926. Riccione ottiene il riconoscimento legislativo statale di "Stazione di cura e soggiorno". La famiglia Mussolini decide di trasferirsi, per le proprie vacanze, da Cattolica a Riccione, perché considerava quest’ultima più idonea alle idee del regime, essendo nata come Comune grazie a un provvedimento fascista. 1927. Inaugurata la linea tramviaria Rimini-Riccione. 1927-32. La famiglia Mussolini, dopo un breve soggiorno l’anno prima a Villa Terzi, in viale Gramsci, decide di passare le vacanze estive all’Albergo Lido (attuale Mediterraneo), di Domenico Galavotti, occupandone un intero piano sopra il grande terrazzo. La Riviera romagnola è ormai la spiaggia degli italiani più facoltosi e del loro Duce: a Riccione la famiglia Mussolini; a Rimini Claretta Petacci; a Cesenatico Arnaldo, fratello del Duce; a Cattolica il camerata Balbo. I filmati del regime mostrano, di Riccione, le iniziative sportive, le gare di tennis (in cui chiunque giocasse col Duce, inclusi i Galavotti, aveva l’obbligo di farlo vincere), motociclistiche, velistiche, di tiro al piccione, che fanno parte della cultura fascista: al mare il corpo per la prima volta viene esibito in spiaggia, come mito dell’uomo nuovo, forte e sano (anche il costume da bagno femminile subirà una costante evoluzione, indipendentemente – è il caso di dirlo – dal fascismo maschilista). Riccione, coi suoi 86 alberghi e pensioni, per una clientela con diverse possibilità economiche, entrava nell’immaginario collettivo italiano per le vacanze estive. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta le presenze turistiche raddoppiano. 1928. Inaugurato l’aeroporto civile di Miramare di Rimini. 1929. Inaugurati il nuovo acquedotto comunale, la Casa del Fascio in viale Ceccarini e il Grand Hotel di Riccione, di proprietà di Gaetano Ceschina, il più grandioso albergo della costa romagnola, 155 camere, 265 letti, 25 bagni in camera, telefono, autorimessa, 3 campi da tennis, golf in miniatura. La lista degli offerenti per la Casa del Fascio è lunghissima: tra essi figura Giordano Bruno Galavotti, con una cifra cospicua di lire 417,75. 1932. Il conte Frangiotto Pullè, che aveva fatto la marcia su Roma nel ’22, è nominato, con Decreto prefettizio, Podestà di Riccione (e lo resterà sino al 1941). Nel 1939 diventerà Consigliere nazionale e Sottosegretario di Stato per il Turismo e lo Spettacolo. Inaugurata la colonia marina "Enrico Toti", alla presenza di Donna Rachele, moglie di Mussolini. Poi sarà la volta della colonia "Bertazzoni". Il conte Costanzo Ciano inaugura la linea ferroviaria Rimini-San Marino. 1933. La famiglia Mussolini si trasferisce all’Hotel Milano-Helvetia. Mussolini fa ripulire il fondale del porto. Incontra al Grand Hotel il cancelliere austriaco E. Dollfuss, che verrà fatto assassinare da Hitler a Vienna, nel luglio 1934, mentre la sua famiglia soggiornava a Riccione. 1934. Da Giulia Galli in Bernabei (che diventerà Sindachessa di Riccione), con l’intermediazione del Podestà Frangiotto Pullè, Donna Rachele acquista una villa sul lungomare di Riccione (oggi Villa Mussolini), per farne una residenza balneare della famiglia (in questa villa i figli di Mussolini e di Galavotti-Caldari si guardavano insieme i film americani proibiti nel circuito nazionale). (5) Mussolini inaugura la prima regata dei Dinghy del Club Nautico di Riccione, nato l’anno prima (fu tra i primi in Italia). 1938. Inaugurato a Riccione il primo Palazzo del Turismo della riviera adriatica. Il cinegiornale Luce definisce questa località "una delle più belle e frequentate spiagge d’Italia". Non a caso negli anni Trenta le pensioni, le strutture ricettive e gli alberghi superavano gli alloggi privati. 1939.

 

Inaugurato dal Duce un Teatro all’aperto (allestito in due settimane) di 8.000 posti per la stagione lirica. 1940. L'Italia, entrata in guerra, ha bisogno di ferro: entro novembre ville, alberghi e pensioni della riviera devono sostituire le recinzioni con materiale autarchico. 1941. Donna Rachele inaugura il villaggio operaio e il ricovero per anziani nella zona di Raibano. 1942. A titolo propagandistico il duce, a giugno, dà inizio alla mietitura in un orto di guerra e alla trebbiatura in una frazione di Riccione. 1943. Due figli del duce, in vacanza nella loro villa riccionese, apprendono la notizia dell’arresto del duce. Il primo bombardamento aereo a Riccione fu quello del 10 giugno 1944, di un aereo inglese, che voleva far saltare il ponte ferroviario lungo il viale Virgilio. E' noto che fecero più danni i bombardamenti degli Alleati che non la presenza tedesca: il Riminese anzi sarà una delle zone più bombardate d’Italia, pari solo a quella di Cassino (solo tra i soldati dei due schieramenti vi saranno circa 45-50.000 morti). L’Ottava Armata infatti prima di guerreggiare con mezzi terrestri preferiva bombardare sia con gli aerei che con le navi (quello navale iniziò il 2 settembre 1944), per intimorire il nemico, che però non se ne preoccupava affatto e chi ci andava di mezzo era solo in realtà la popolazione locale. La tattica bellica alleata era improntata alla lentezza: ci si accontentava di logorare il nemico progressivamente, avanzando solo dopo che i tedeschi, peraltro numericamente esigui, si ritiravano. Nel frattempo gli Alleati (canadesi, inglesi, greci, italiani dell’esercito meridionale, ma anche marocchini, indiani, australiani, neozelandesi, polacchi ecc.) approfittavano della debolezza della popolazione locale per requisire il meglio. Queste cose risultano da varia pubblicistica locale (basta p.es. leggersi il volume di uno dei protagonisti di quegli eventi, C. Ghilardi, Sangue e lacrime su Riccione, Riccione 1969). Presso la sede riccionese del Fascio dei Repubblichini fu trovato un elenco di persone che sarebbero state perseguitate in caso di sabotaggio verso i tedeschi: tra esse figura anche mio nonno Grido e molti altri che lui cita nelle sue lettere come "compagni". Erano destinati o alla deportazione o alla fucilazione. Non subirono rappresaglie semplicemente perché in pianura non vi fu una vera e propria attività partigiana, come invece a Rimini, anche se furiosi furono i combattimenti nell’entroterra riccionese, a Coriano, Montefiore e Gemmano (qui venne ferito Gianni Quondamatteo, che diventerà, finita la guerra, il primo Sindaco di Riccione e che darà contributi decisivi, come intellettuale, alla valorizzazione delle tradizioni culturali e linguistiche della Romagna). Note (1) Cfr F. G. Galli, La città invisibile, ed. Fulmino, Savignano sul Rubicone 2008. I primi ghetti ebraici appaiono a Riccione nel 1842 (a Rimini sin dal 1548): nel 1882 gli ebrei riccionesi erano almeno un centinaio. Cfr anche R. Francesconi, L’intelligenza del luogo. Riccione nella Romagna, ed. Raffaelli, Rimini 2009, p. 295. (2) Il dottor Giovanni Ceccarini aveva sposato Maria Boorman Wheleer, di New York, che s’era talmente innamorata di Riccione da far costruire nel 1891-95 l’Ospedale civile e il Giardino d’Infanzia, ristrutturare completamente il porto canale e istituire la prima Società di Mutuo Soccorso. Lasciò inoltre una cospicua eredità ai riccionesi nel suo testamento. (3) Il Sindaco Gianni Quondamatteo, in una lettera del 6 luglio 1947, rivolta all’albergatore Savioli, dirà che la guerra aveva portato alle sole proprietà comunali e ai servizi pubblici, danni non inferiori a un quarto di miliardo, e che l’occupazione alleata, durata tre anni, aveva raddoppiato l’importo dei danni subiti. Dopo il passaggio del fronte i nuovi amministratori del Comune avevano trovato le casse comunali vuote, il paese senza viveri, l’impianto d’illuminazione pubblica completamente distrutto, il servizio di nettezza urbana polverizzato, tutte le attrezzature derubate, le strade sconvolte, due terzi degli edifici requisiti, tutti i ponti e il porto canale distrutti, l’acquedotto gravemente danneggiato. (4) Altre caratteristiche di Riccione sono le seguenti: è posta a uguale distanza dall’Equatore e dal Polo Nord e ha una grande costanza nella temperatura, con oscillazioni ridotte al minimo. Ha una superficie di 17,12 kmq e una spiaggia lunga 6,5 km. Per trovarla in Google Earth le coordinate sono queste: 43°59'51"N - 12°39'30''E. Ma è possibile anche con queste: 47838 Riccione RN, Italia 

Nel 1936 videro il primo film a colori, Il sentiero del pino solitario, di Henry Hathaway, vincitore al Festival di Venezia del premio per la miglior fotografia e candidato all'oscar per la miglior colonna sonora. Uscì in Francia, Finlandia, Danimarca, Portogallo, Germania Ovest e naturalmente Stati Uniti, ma non in Italia. Bibliografia Grido ad Manghinot. Politica e Turismo a Riccione (1859-1967) Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni. La storia della cultura e dell'istruzione elementare, Rimini, B. Ghigi Ed. 1977-81, 6 voll. Manlio Masini, Dall'Internazionale a Giovinezza. Riccione 1919-1929 gli anni della svolta, Panozzo Editore, Rimini 2009. Manlio Masini, Deliziosa Riccione. Da paese delle poveracce a perla verde dell'Adriatico: una storia scritta sulla sabbia, Guaraldi Rimini 1999. Manlio Masini, Silvio Lombardini 1866-1935 - Un uomo per bene tra Santarcangelo, Forlì e Riccione, Panozzo Editore, Rimini 2011. Claudio Ghilardi, Sangue e lacrime su Riccione, Ed. Ghilardi, Riccione 1969. Giuseppe Borghi, Riccione. Origini e sviluppi di un centro balneare, Famija Arciunesa 2002. Tosi Dante, I pionieri (1862-1922), Comune di Riccione 1986. Tosi Dante, Riccione, una rotta nel vento. 1923-1943, Belletti Editore, Misano Adriatico 1994. Tosi Dante, La Società di mutuo soccorso a Riccione (1886-1925), Quaderni della Pesa, Riccione 1990. Tosi Dante, Storie di porto. Alla riscoperta di un luogo antico, Famija Arciunesa, Riccione, 1998. Tosi Dante, Ritorno alle case, Famija Arciunesa, Riccione 2004. Faenza Liliano, Resistenza a Rimini, Guaraldi 1995. Faenza Liliano, Marxisti e “Riministi”, ed. Guaraldi, Rimini 1972. Giorgio Giovagnoli, Storia del partito comunista nel riminese (1921-40), Ed. Maggioli, Rimini 1981. Osvaldo Berni e Gianni Quondamatteo: due vite, a cura di Orio Rossetti, ed. La sfera celeste 2001. I politici locali. Consiglieri, assessori e sindaci del Riminese 1946-2001, a cura di Paolo Zaghini e Gianluca Calbucci, Capitani Editore 2002. 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La Riccione del 1500 (1996) La casa sulla collina (1998) Casanoli di Romagna (1998) Storia della grande Tenuta dei Mattioli (2001) Cento anni di galantomismo: i Torri (2002) La storia di Riccione: il professor Carlo Felice Pullè (2003) Il simpatico mondo di Riccione Paese: DonTmas (2003) Il Duce in pantofole: Villa Mussolini (2005) Il mio caro Borgo antico: San Lorenzino (2006) Marino e la Terrà della Libertà (2007) Riccione e i suoi anni ruggenti (2010).

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